sabato 14 gennaio 2012

VACO ‘E PRESSA - 87

di don Luis
Chi dovesse per ragioni sue far colazione in fretta (87) mangiandosi una pizza qualunque (24) o magari imbottita (46), fritta (7), oppure dolce (36) , - semmai in piedi (allerta allerta) -, e si trovasse nella napoletana piazza Dante -, è probabile che si fermi al banco della pizzeria “Vaco ‘e pressa”. Anche noi, cari lettori, abbiamo fretta. Non perché magari abbiamo cambiato mestiere e intendiamo fare il pizzaiolo, attività questa, a differenza della nostra, ben retribuita, ma troppo faticosa (tanto che persino a Napoli ormai è diventata appannaggio dei maghrebini). Il fatto è che dobbiamo correre alla ricevitoria del lotto per giocare certi numeri, un ambo e terno per la precisione. Ne volete sapere di più? Siamo fra amici e non ci facciamo pregare, anche se fosse vero che non bisogna dire su quali numeri si è puntato, altrimenti non escono.
Vi premettiamo che, secondo la “Smorfia” napoletana (e basterebbe in proposito consultare quella classica, opera del Cavalier Biagio de’ Cristallini), a comportamenti, persone e situazioni diverse, pitagoricamente corrisponde uno stesso numero, perché in pratica si tratta sempre di una stessa idea, di un medesimo concetto, sia pur travestito o svisato a tal punto che i profani della materia non ci si raccapezzano più.
Per esempio il 21 significa tanto la donna giovane che la donna bella, che la donna nuda (a femmena annura). Come vedete a questo numero 21 è sottesa un’idea (platonica, Professore?) di femmina tentatrice più ancora che attraente, decisamente eccitante, potremmo dire. E così, se il professore al quale sopra ci siamo rivolti fosse il direttore (62) di questa rivista, a nessuno può sfuggire che 62 sono anche “o muorto acciso” (l’assassinato: prima o poi succederà), il listino della borsa e la limetta. Non trovate anche voi significativi questi incroci simbolici?
E il vostro redattore ischitano di riferimento? L’Onesto Yago (il falso amico, 66) che è il nostro redattore capo? Giudicate un po’: giornalista 84, è lo stesso numero che vale tanto per “isola fertile” che per “prezzolato” (ben intendendosi che quest’ultimo aggettivo, nel posto in cui lavoriamo, non può avere nessuna relazione con eventuali compensi professionali, riferendosi bensì a regalini o favoretti ottenuti da terzi per parlare (o per tacere) su di un certo argomento.
Procediamo. Morto che parla, andare a teatro, giornata memoranda? Facile: 48 per tutte e tre le cose. Ci sembra evidente che a nessuno sia dato dubitare del fatto che il morto che parla (basta pensare all’Amleto) è un noto escamotage teatrale. Infine, l’eventuale verificarsi di un avvenimento del genere davanti ai vostri occhi, o meglio alle vostre orecchie, non segnerebbe forse una giornata indimenticabile della vostra esistenza?
Quindi: 62, 48 e 84. Ambo e terno su tutte le ruote. Non vi preoccupate: se la generosità con la quale vi abbiamo elargito la fortunata combinazione ci impedisse di passare al botteghino per ritirare la vincita, noi, - lo capirete di qui a poco -, abbiamo pensato di puntare anche su altre combinazioni che abbiamo di riserva e nel peggiore dei casi ci consoleremmo col 21 di cui sopra (nel migliore festeggeremmo, con lo stesso numero).
Dite bene. Noi si doveva parlare di sport e non di numeri al lotto? D’accordo. L’allenatore della Juve si chiama Conte? 11, i soricilli (i topi) sono già in fuga. Il coach del Milan è Allegri? 72, ‘a maraviglia (lo stupore). A fine campionato tutti si domanderanno come abbia potuto perdere lo scudetto (14) pur avendo la squadra più forte. E l’interista Ranieri? Ha da poco compiuto anni 61, ‘o cacciatore, ma il suo inseguimento non sarà coronato da successo perché “chi due lepri caccia, l’una perde e l’altra lascia.”
La nostra indubbia competenza cabalistica ci ha fatto sbilanciare in un pronostico che può essere smentito solo dai capricci della fortuna (75 quando ci favorisce, - raramente -, al gioco; 49 invece quando, - volentieri e spesso -, si dimostra avversa, malgrado la scientificità dei nostri pronostici).
Il neo bianconero Borriello ha scelto la maglia col numero 23, uguale a quella che il Manchester C. ha tolto dalla circolazione perché solo David Beckham può indossarla, la stessa che l’interista Materazzi ha riservato per se stesso senza che nessuno osi contestargliela? Tutto chiaro. Il numero 23, per chi non lo sappia, significa o’scemo (lo stupido). Per nessuna ragione al mondo, - secondo noi -, un essere umano con un minimo di intelligenza si sarebbe lasciato sfuggire Belen in cambio di uno stadio plaudente. E chi di voi avrebbe lasciato Victoria per correre dietro a un pallone, sia pure d’oro?
Per quanto riguarda Materazzi, non abbiamo dubbi: se fosse un cavallo farebbe mostra della sua intelligenza in un circo equestre.
Se qualche direttore di giornale (l’abbiamo già detto: 62) vi facesse una scelleratezza (na ‘nfamità) sempre di 23 si tratta.
23 = 2 alla terza più 2 alla terza più 7 più 1 alla terza. Questo numero richiede ben 9 cubi per essere rappresentato, ma se si ammettono i cubi negativi ne bastano 5 (3 alla terza più 4 alla -1 elevato anch’esso al cubo). Che scemenze (5), - sciocchezze o scemità che dir si voglia -, sono mai queste? Sappiate allora che giovedì sera eravamo, naturalmente a nostre spese, sugli spalti del san Paolo (55) e siamo usciti scemi perché il Cesena imbottito di riserve stava mettendo sotto un Napoli che non riusciva a segnare in nessuna maniera. Il migliore in campo, a nostro avviso è stato Lauro, figlio del noto (a Ischia) vigile urbano detto Ciondolino (9), ma la partita è stata decisa dal ladro mariuolo Pandev (79), subentrato nella ripresa al neo acquisto Vargas, riprovevole (71).
Nostra zia monaca ci aveva mandato una scatola di latta con dei roccocò (56 = la mano (5) là sopra (6), e quindi, evidentemente, si finisce col cadere : ‘a caruta, ancora 56). Nostro cugino il poeta si è presentato a ritirarla solo stamane e ha pensato bene di inoltrarla al prefato direttore accompagnata da questo sonetto amoroso: “Avaro direttor, sconsiderato, / con la scusa d’evitare il dissesto, / mai ti vedemmo far neppure il gesto / di pagare Yago (che ha lavorato / molto), o don Luis. Duro di cuore e ingrato / sei, perciò finisce male assai presto / se non paghi il corrente e l’ arretrato. / Solo così per te avremo riguardo / e non farai la fine di Abelardo. / Fallando con gli amici tu hai fallito, / né ti vale oggi far viso contrito / portando argomenti di palo in frasca, / se immantinente non apri la tasca. / E’ qui che il ciuco casca? / Allora rassegnati e fa disegno / d’ordinare un bell’abito di legno.”
Che dite? Una vera e propria minaccia? 73..
Abbiamo disseminato il nostro pezzo odierno di indicazioni adatte a propiziare una vincita al lotto per chi sappia intenderle, ma a tutti indistintamente vogliamo confidare il segreto per ottenere i roccocò più squisiti: bisogna farne “maturare” l’impasto per almeno una 20na di giorni prima di metterlo al forno (sempre 56) conservandolo in un luogo fresco e asciutto, come potrebbe essere la nostra cantina ( 6 ) che caldamente (7) vi consigliamo (43).
E adesso scusateci se ci congediamo (35) in fretta, già lo sapete: 87, Vaco ‘e pressa.

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