di don Luis
Forse, magari e probabilmente. Sono queste le tre parole delle quali più abbonda nei suoi discorsi il redattore capo (l’Onesto Yago). Non si tratta di modestia o desiderio di piacere, né tanto meno di ipocrisia. Quello del nostro collega è un atteggiamento interessato (che spesso lo costringe a sforzi acrobatici). E quale sarebbe, - domanderete voi, cari lettori, – questo interesse tanto forte da fare sconfinare l’Onesto nell’eroismo? Unicamente quello di salvare la rivista, rispondiamo noi, e con essa il posto di lavoro (anche se scarsamente retribuito). La cosa non è facile perchè, oltre a dover avere a che fare con noi (che – immeritatamente – non godiamo fama di buon carattere), il poveretto deve anche confrontarsi con un direttore che, a seconda della convenienza del momento è capace di sconfinare nell’ascetismo e ama essere apodittico (oltre ad atteggiarsi a pensatore e filosofo: insopportabile). Inoltre, in redazione gira spesso tra i piedi quella buona lana del nostro parente omonimo che, con la scusa di essere un poeta e di essere in possesso (quindi?) di poteri divinatori, non rinuncia a mettere in luce, spesso irridendole, tutte le meschinità che si nascondono nel cuore umano. Il guaio è che il cuginetto non si limita a sottolineare la ridicolaggine della bugia “necessaria”, della mentalità ristretta, del falso disinteresse e insomma di tutti quegli atteggiamenti che sono alla base della politica e alla fin fine di ogni civile convivenza. Il sacerdote di Apollo Musagete spende il suo talento prima di tutto in redazione, ma ammette di non volerci educare alla virtù. Lui vuole solo divertirsi a nostre spese e anche questo, francamente, è insopportabile.
Sia come sia, dal canto nostro – astutamente - ci siamo impadroniti della regola di comportamento dell’Onesto e ce ne serviamo per i nostri settimanali articoli di argomento sportivo. Altrimenti, forse, non riusciremmo a riempire la pagina e, magari, questo non sarebbe un gran male; probabilmente, però, dovremmo cercarci un altro rifugio dove leggere e almanaccare in santa pace.
Tornando al dunque e per prima cosa: forse De Laurentiis non è fesso come sembra essere obbligatorio per molti presidenti che amano dilapidare nel calcio i proventi di altre più lucrose attività. Don Aurelio, - investendo relativamente poco -, ha fatto della squadra azzurra una delle più ricche d’Europa per capitale giocatori, pubblico pagante e premi partita Champions. Il presidente più fesso della serie A, - Moratti - non ha potuto rifiutare la cifra offertagli per la cessione di Eto‘o e persino l’astuto Galliani a suo tempo, di fronte alla mega offerta del Real Madrid, lasciò andare Kakà (ed oggi pare intenzionato a cedere, col beneplacito di Babè il suo giovane e talentuoso papero Pato). Evidentemente il patron del Napoli – che, come abbiamo detto, non è un fesso - prima o poi cederà alle iperboliche offerte che gli vengono avanzate per Cavani ed Hamsyk. A proposito di quest’ultimo argomento ci sia concesso un inciso (merce della quale peraltro, a quel che dicono i detrattori, già troppo abbondiamo). Nella nostra modestia, noi non possiamo fare a meno di dire che il comportamento del Chelsea (offerta di ottanta milioni di sterline sull’unghia per i due attaccanti appena prima dell’ottavo di finale di Champions League che vedrà i blues opposti agli azzurri) , ci sembra non solo inopportuno, ma degno di sanzione: infatti è evidente l’intento di destabilizzare la squadra di Mazzarri .
Magari De Laurentiis, - invece di vendere e dopo aver comprato Vargas (uno che è candidato per il pallone d’oro in Sudamerica) -, investirà ancora sul mercato di riparazione. Noi non crediamo che ne abbia davvero l’intenzione perché il Napoli in attacco ha cinque tenori (e possono bastare), in mediana ha Maggio e Zuniga (che oggi come oggi sono i migliori nel loro ruolo) mentre in difesa sta altrettanto bene (imminente il rientro di Britos). Per concludere: secondo noi l’interesse per Caceres è fittizio. Il Napoli comunque fa bene a inserirsi nella trattativa per l’uruguaiano del Siviglia e a dare fastidio alla Juve, che sta avendo vita troppo facile tanto in campionato che sul mercato di riparazione (ottimo colpo peraltro quello di Borriello. Pizarro poi, che litiga con l’allenatore, fa capire di essere praticamente già bianconero).
Probabilmente non verremo in possesso di un biglietto per assistere alla sfida di Stamford Bridge e non saremo in Inghilterra il 14 marzo. L’eventualità infatti è molto remota perché è legata al rimborso spese: una cosa che ci è stata sempre promessa e mai abbiamo vista.
Forse qualcuno fra i nostri lettori è talmente protervo da non avere esultato per il centocinquantenario dell’Unità e non ha esposto il tricolore.
Magari, nel 2012 appena iniziato, ci saranno altre ricorrenze centenarie che verranno celebrate con alati discorsi e suon di fanfare.
Probabilmente pochi sanno, o ricordano, che Il Guerin Sportivo ha compiuto cent’anni avendo infatti visto la luce nello stesso anno nel quale nacquero anche tante squadre di calcio; per dirne solo alcune, quelle del Marsala, dell’Avellino, del Modena e di molte altre città fra le quali nientemeno che quella protetta da Sant’Ambroeus, Milano (il Milan Football and Cricket Club con maglia bianca bordata di nero e stemma cittadino al centro). Erano i tempi della rivalità ciclistica fra Bottecchia e Girardengo e ai giochi di Stoccolma il diciottenne Nedo Nadi vinceva la medaglia d’oro nel fioretto. Insomma c’era di che riempire le pagine del periodico sportivo più antico del mondo, “Il Guerin Sportivo” appunto, versione a lenzuolo e caratteristico colore verdolino.
Eravamo ragazzi ed in collegio non ci era permesso procurarci quotidiani che non fossero sportivi. A farla breve, diventammo lettori abituali della rivista, un poco perchè attratti dal logo che rappresentava, come ancora oggi, il Meschino in armatura e calotta ginnica con in pugno invece della lancia brandeggia una lunga penna; un po’ di più (forse) perché volevamo - inutile tentar di nascondere antichi vizi che col procedere degli anni sono diventati sempre più evidenti - affermare una sorta di nostra supremazia intellettuale che magari veramente esisteva (ma probabilmente il direttore non la pensa così).
Gioann Brera (come vorremmo somigliargli!) era l’ estensore della rubrica “Arcimatto” dove scriveva in particolare di calcio, ciclismo e sport olimpici, ma non solo. Letteratura e gastronomia, enologia ed etnologia, letteratura e politica. Tutto condito con abbondante sarcasmo. Alla sua inventiva dobbiamo neologismi come Il Campionissimo (Fausto Coppi) e Rombo di Tuono (Gigi Riva). Ricordiamo che in molti numeri del Guerino il vignettista Marino si divertiva a rappresentare Nicolò Carosio oppure Nereo Rocco, attaccati il telecronista ad una bottiglia di whisky e l’allenatore ad un fiasco di vino. Nessuno dei due ha mai minacciato ritorsioni e tanto meno querele.
Forse, più che quelle letture, rimpiangiamo la verde età. Magari il 2012 ci riportasse – a tutti noi – i sapori e gli spassatiempi (come si dice da queste parti) di quegli anni beati. Probabilmente non succederà, ma certamente il mondo non finirà, come sostengono gli interpreti del calendario Maya. Ne siamo sicuri, perché il cugino poeta ci ha proposto una lettura esoterica di quel triplice monumento di pietra (ma per il momento ve la risparmiamo).
A proposito del parente – che tramite nostro porge anch’esso sentiti auguri di felice anno nuovo – l’incompreso artista ha composto alcune poesiole che ha fatto trovare nella calza a ognuno di noi, antiche colonne di di Adhoc-crazia.
Ecco quella che ci riguarda direttamente: “Tira l’aratro come il tardo bue / ed è sfruttato da quegli altri due / don Luis, quasi un bambino / non cresciuto e sciocchino, / che sempre in cerca va di cose sue.”
Il redattore capo ha detto di aver molto gradito quest’altra composizione: “ Yago l’onde cavalca e pur le bionde. / La nota sua onestà / prezzare non si sa, / ma per pochi soldi inganna e nasconde.”
Infine, dulcis in fundo, l’arido cuore del direttore si è (quasi?) commosso per questo pensierino: “Da Milano arrivato sino ad Ischia / pur già da molto tempo, non si arrischia / ad offrire un caffè / e questo sai perché? Se avaro dici, l’orecchio gli fischia.”
Per il resto, forse (magari e probabilmente) tutto a posto. Anche lo spread.
Verso l’iperspazio del Caos
13 ore fa
0 commenti:
Posta un commento