di don Luis
Come il capitone a Natale e l’agnello a Pasqua, a Capodanno è d’obbligo la spigola.
Il capitone, comprato in pescheria, lo abbiamo mangiato, come è tradizione, il venticinque. La spigola invece, appena finito di scrivere, ce la andremo a pescare noi stessi dalla scogliera sotto il faro del Porto d’Ischia.
Il fatto è che non solo siamo tradizionalisti (riguardo al cibo), siamo anche viziati. E’ vero che il capitone era di Ischia Ponte, ma solo perché l’abbiamo acquistato: dall’amico Michele (detto bacchettone) che ha la pescheria proprio sul piazzale aragonese . Un bell’esemplare, importato probabilmente dalle valli di Comacchio e cucinato secondo le regole, ma nulla a che vedere col capitone di mare pescato da noi stessi (bei tempi, quelli!) nella baia di Cartaromana.
I capitoni vanno insidiati con i vermi di terra, oppure con gli intestini (assolutamente non puliti) dei pollastri di Natale. Per la spigola invece, - sempre pescando dalle scogliere vicine al Castello (dalla barca infatti il discorso cambia) -, la cosa diventa un po’ più complessa. Volete sapere come mai?
Va bene. Allora vi confideremo, cari lettori, il segreto per catturare pregevoli prede.
Approntate una lenza simile in tutto alle altre che avete (con la raccomandazione di usare materiali nuovi). E’ all’innesco infatti che bisogna badare. All’unico bracciolo finale applicate due terminali con ami grandi e piatti (hamecon n° 2), uno alla fine e l’altro al centro, recatevi quindi da Bacchettone e fatevi regalare una anguillotta viva, preferibilmente scura (cioè di mare), lunga almeno un palmo. Il pesce piccolo vi servirà per prendere quello grande, ed ecco come: innescatelo con un amo sul dorso e l’altro nella coda. Effettuate un bel lancio e quando sentite la toccata (che è molto decisa), prima di dare il colpo aspettate. La spigola infatti deve ingoiare completamente il boccone. Voi, poi, non datele tempo di andare in cerca di uno scoglio e fatela finire direttamente nel coppo (o guadino che dir si voglia), quello grande.
Ad essere sinceri questa necessità che abbiamo avvertita di andarci a pescare da soli la nostra spigola di Capodanno non è dovuta soltanto alla nostra ghiottoneria. Ormai, - affezionati lettori -, c’è confidenza fra noi; quindi sapete che stiamo sempre scarsi a finanze (un dicastero nel quale di questi tempi potremmo fare il ministro con più esperienza di tanti altri.) Per di più, le spese per i cosiddetti pensierini riducono inevitabilmente ai minimi termini il nostro “argent de poche” e il direttore si guarda bene dal pagarci arretrati, nè tanto meno provvede a strenne natalizie. L’individuo anzi si sottrae alle nostre richieste con mille contorcimenti e, a dirla con il redattore capo, l’Onesto Yago, “si tu o piglie p‘a capa, isso senne fuje p’a cora “.Non solo in queste circostanze è più sfuggente di un capitone, ma è persino capace di fare una faccia di circostanza e chiedere un piccolo prestito.
Contrariamente a quello che ritiene l’Onesto, noi non pensiamo che l’aver dimorato tanto tempo in terra ligure (a Camogli, per la precisione) abbia fatto del direttore un, - come si dice da noi -, “secaturnese”, uno che spacca il soldo. Siamo indotti invece a credere che si tratti di un carattere originario, iscritto nel dna. Non diremo mai perciò che il responsabile di questa testata è un avaro, un taccagno, uno spilorcio. Lui infatti agisce così senza calcolo ( per natura, come una vipera che morde) ed è anzi portato a compatire quelli di manica larga..
Tornando alla vostra tavola di capodanno, se le nostre indicazioni non sono bastate a darvi il piacere di guardare negli occhi (lessi) lo spigolone che vi meritereste, voi, affezionati lettori, ricordatevi che “o baccalà è meglio r’o pesce”. In tutti i sei comuni dell’isola dove viviamo la mattina di san Silvestro sono tradizionali grandi baccalate e fra poche ore noi non ci faremo sfuggire l’occasione offertaci dalla XX Festa del Baccalà organizzata dal consorzio Borgo di Ischia Ponte (beninteso con annesso generoso offertorio di vini e dolci tipici).
Poi, con la scusa di portare di persona i nostri auguri, ci recheremo a casa del direttore e, dopo avergli consegnato in busta chiusa un messaggio di nostro cugino omonimo (il poeta) chiederemo alla sua gentile signora di favorirci una fetta dell’ottima torta di zucca che a suo tempo ha imparato a cucinare in Liguria.
Ufficialmente siamo all’ oscuro di quello che ha scritto il nostro parente nel biglietto sopra accennato. Eccovi però il testo di quest’ultimo suo capolavoro: “Sapiente direttor, ma ancor più avaro, / di pagare il dovuto mai t’avvisi / e sei prodigo solo di sorrisi. / Come ti venne in mente, gran somaro, / - scusandoti col dir che c’è la crisi - / (ti venga immantinente un’emottisi) / di chiedere, tu a noi, qualche denaro? / Sempre discaro ti riuscì il donare, / molto amaro ti seppe lo sganciare, / per evitar però qualche malanno, / devi pagar prima del Capodanno / gli arretrati alla brava redazione / che ancora deve avere il panettone.”
Sono giorni festivi, perciò ci sentiamo in dovere di un piccolo omaggio verso chi ha avuto la pazienza di leggerci fin qui. Ecco di seguito la ricetta che abbiamo carpito alla direttora.
Cuocete la zucca ben mondata in una pentola col coperchio a fuoco bassissimo e quasi senza sale. Controllate la cottura con uno stuzzicadenti: quando entra nella polpa con facilità usate il passaverdura a buchi medi. Poi, col colino per il brodo, filtrate la polpa tritata avendo cura di conservare il liquido in un pentolino a parte, perché lo dovete usare per impastarlo con la farina ed ottenere così la pasta matta dalla quale ricaverete due sfoglie con le quali fodererete la teglia unta d’olio. Tra l’una e l’altra pettola mettete ancora un po’ d’olio (non c’è bisogno che sia di provenienza ligure, purchè di qualità) e abbiate cura di stenderlo con le dita sull’impasto in maniera omogenea, aggiungendo un poco di sale e un pizzico di salvia e rosmarino tritati molto finemente. Alla zucca cotta e tritata si uniscono un paio di uova, una generosa manciata di parmigiano e altro a piacere (latticini residuali, funghi secchi fatti rinvenire, o anche nulla). Infornate a 180° e controllate la cottura col solito stuzzicadenti (a casa del direttore usano sempre lo stesso. Pare che a lungo andare sia un bel risparmio). Se non volete consumare lo stuzzicadenti, trattandosi di una pasta non lievitata, potete staccare dal bordo della teglia un pezzettino di crosta, oppure regolarvi direttamente con il colore assunto dalla vostra torta rustica.
Si è fatto tardi e non abbiamo parlato di sport. Pazienza, ci rifaremo con l’anno prossimo (gli anni anzi, alla faccia dei vari calendari Maya). Del resto dopo aver giocato tutti i giorni della settimana, il campionato di calcio italiano si è fermato per due mesi. Roba che neanche in Russia. Lo scandalo del nuovo calcioscommesse farà volare solo gli stracci. Oltre Tevez pare che il Napoli si stia interessando di un oriundo: certo Gaitan o Aìtano, non abbiamo ben compreso.
Invitiamo i lettori a scriverci per rispondere al seguente quesito: se in redazione noi siamo il baccalà per antonomasia e il direttore, come abbiamo detto, è il capitone, che pesce è il redattore capo? Nu pescetiello ‘e cannuccia?
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