di don Luis
Il titolo, che non ha nulla a vedere con il Congresso di Vienna, ci è stato quasi imposto da nostro cugino il poeta perché, sostiene, c’è voluto l’impegno solidale dei santi patroni di Napoli e Milano per portare gli azzurri di Mazzarri a vincere sul campo del Villareal (dove nessuna squadra italiana mai aveva vinto prima), di conseguenza eliminando dalla Champions il Manchester C. dello sceicco Mansour. Un’alleanza indispensabile, secondo il nostro parente, perché “faccia gialluta” in questo momento ha molto da fare per proteggere la città e i turisti da infezioni e morbi causati dai cumuli di immondizia che sono stati tolti dalle vie principali (dove sono andati a finire? Indovinala grillo). C’era quindi bisogno di un aiuto che senza dubbio c’è stato (sempre secondo lui): tanto è vero che il protettore dei milanesi non si è potuto concentrare esclusivamente sul Meazza e perciò gli interisti (egualmente primi però nel girone) hanno perso in casa contro i russi del CSKA.
Il direttore (come è noto, è uno sfegatato tifoso nerazzurro) assisteva sorridendo bonariamente ai nostri discorsi ed è anzi intervenuto. Dottamente, come al solito. Noi, tanto per non cambiare, anche questa volta non abbiamo capito niente. Fra un ghigno e l’altro abbiamo avuto una dimostrazione etimologica della Santa Alleanza. Ianuarius, il custode della porta, ci avrebbe spalancato quella degli ottavi di Champions. Ambrosios (a privativo e brotos: mortale) avrebbe collaborato all’impresa di Marekiaro e Co., degna di essere incisa nel bronzo per consegnarla ai posteri.
Il cuginetto non ha perso l’occasione per sfornare uno dei suoi soliti limerick: “Mercoledì a Milano Sant’Ambrogio / al Meazza stava sconsolato e mogio, / ma lo chiama Gennaro / e dice: “Amico caro! Meritasti in regalo un orologio!”
“Seh! Na rolex, come quella di Yanina”, ha commentato il redattore capo (l’Onesto Yago).
Il direttore invece si è seccato e ha detto al poeta di fare la persona seria, ma questa volta se l’è dovuta sorbire lui, la citazione.
“Tri, tri tri / fru fru fru, / uhi uhi uhi, / ihu ihu ihu. / Il poeta si diverte, / pazzamente, smisuratamente. / Non lo state a insolentire!”
Noi ci siamo sentiti in dovere di intervenire e, per cambiare discorso, abbiamo buttato là: “Direttò, e lasciatelo divertire! Palazzeschi a parte, lo sapevate che Marinetti aborriva la pastasciutta?”
Gelo, sbuffi e fine della rappresentazione.
Era dai tempi di Maradona che i tifosi napoletani non godevano tanto. A proposito. Ricordate la mano de Dios che permise al Pibe di sconfiggere l’Inghilterra (c’era la questione delle Malvinas) e prendere il volo verso il titolo mondiale? Doveva essere la sinistra. Ne siamo ancora più convinti dopo avere visto su Internet un video con Ronaldinho, inquadrato dal basso verso l’alto, dai fianchi al volto, mentre, nudo, si tocca al ritmo di samba. Il calciatore brasiliano ha detto che si tratta di un fotomontaggio, ma intanto sui social network è stato ribattezzato “Ronaldinho, la mano di Dio.”
Cambiamo discorso perché col nuovo governo siamo austeri anche noi. Il presidente dell’Associazione italiana calciatori, l’ex romanista Damiano Tommasi, ha spedito una lettera ai capitani di tutte le squadre per invitarli ad acquistare Btp. Chi sa se qualcuno ha accolto il suggerimento, ma lui è in pole per un cavalierato.
Secondo noi De Laurentiis meriterebbe di essere cooptato nel governo Monti. Il presidente napoletano non è solo fortunato (il che non guasta mai), ma ha dimostrato di essere un grande risparmiatore e un investitore accorto. Noi siamo stati i primi a lamentarci per la rosa giocatori troppo ristretta e la conseguente necessità del turn over che penalizzava il campionato, ma di fronte ai risultati non si discute. Riconosciamo volentieri di aver avuto torto: non solo possiamo ancora dire la nostra sullo scudetto, ma gli azzurri hanno ottenuto un risultato clamoroso entrando a vele spiegate negli ottavi di Champions League, ventuno anni dopo l’ultimo successo in campo internazionale: la conquista della Coppa Uefa ai tempi di Maradona e Careca.
Fra premi partita, premio di qualificazione, diritti televisivi e biglietti venduti, un fiume di danaro si è riversato nelle casse della società azzurra. Abbiamo capito che se don Aurelio punta molto sul Napoli europeo non è per semplice prosopopea: c’è un motivo esclusivamente economico. Un altro al posto suo,- dopo che il Bayern, malgrado le solenni promesse, aveva fatto scendere in campo la squadra riserve contro i Cityzens, mettendo così in pericolo la qualificazione del Pocho e compagni agli ottavi -, avrebbe cercato, per pura ripicca, di ostacolare in tutti i modi i progetti di Rummenigge, presidente del club bavarese. Invece, gli affari sono una cosa e le vendette un’altra: state a sentire.
Karl Heinz (qualcuno si ricorderà di lui al tempo che era una stella dell’Inter) presiede anche l’European Club Association - Eca per brevità – la potente lobby delle società di calcio e nell’ultima riunione in Qatar ha auspicato che tutti i campionati nazionali arrivino ad avere una serie A a 16 entro il 2014, “con la speranza di poter giocare Barcellona - Manchester United anche di sabato.” Venerdì sul Corriere dello Sport nell’intervista a De Laurentiis leggiamo: “Voi sapete come la penso. Andrebbero riviste tante cose e rinnovato il mondo del calcio con nuove regole” e “Io sono per un campionato, magari con 16 squadre e che fosse parallelo alla Champions e all’Europa League, quest’ultima competizione assolutamente da rivedere.”
Chiaro? In pratica i due sono d’accordo per una Superlega e intendono aggrapparsi al treno europeo per essere trascinati fuori dalle secche finanziarie dei rispettivi campionati, con la prospettiva di una scomparsa della Europa League (proprio come accadde alla Coppa delle Coppe). E noi che ci eravamo illusi pensando che si trascurava il campionato, pur di fare una bella figura all’estero!
Nostro cugino, che è un poeta con i piedi saldamente per terra, dice che le vere belle figure sono quelle più riccamente vestite. Concordiamo, non senza aggiungere che un fair play finanziario senza crescita sarebbe inutile e perciò ci aspettiamo una politica di investimenti, una bella campagna acquisti alla riapertura del calciomercato. Sarebbe un regalo gradito e meritato dalla tifoseria del San Paolo. Ma, c’è un ma. Nella stessa intervista al Corriere dello Sport sopra citata troviamo. “Non mi sembra corretto parlare di nuovi acquisti nei confronti dei giocatori che abbiamo” e “Il mercato? Niente acquisti che sfascino lo spogliatoio.”
C’è poco da fare: il valore del capitale calciatori del Napoli è molto lievitato, i soldi arrivano da tutte le parti (comprese le sale cinematografiche dove sta per uscire “Natale a Cortina”) e il presidente che fa? Primo, il presidente non vuole spendere per “non destabilizzare l’armonia”. E poi: “Noi siamo una squadra e una società che vuole costruire in casa i campioni e trattenerli”
“Un altro bel saragone di fondale!” E’ stato il commento dell’Onesto (i pescatori isolani così definiscono le persone parsimoniose).
Il più sarago di tutti comunque è il direttore che arriva sempre in ritardo quando si tratta di pagare qualcosa, fosse pure solo il caffè. Però gli abbiamo estorto la promessa di un offertorio libero se la santa alleanza di Ambrogio e Gennaro (che deve ricambiare il favore) riesce a far vincere l’Inter al Meazza contro la Fiorentina. Compito non semplice e le cinque sconfitte in casa finora collezionate dai nerazzurri sono lì a dimostrarlo.
San Gennaro, fa tu (ma regala un filotto a Mazzarri, non ti distrarre troppo).
Verso l’iperspazio del Caos
14 ore fa
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