sabato 17 dicembre 2011

CONTENTI LO STESSO

di don Luis
Ci pare che fosse Bernardo da Chiaravalle a dire che gli adulatori sopravvivono aggrappati alle mense dei potenti. Basta guardarsi intorno, anche solo tenendosi al mondo dei giornali, per poter affermare che la regola è ancora quella. Tranne che per noi. E questo non perché rifuggiamo dalla piaggeria, anche la più bassa (ci siamo portati, non costa nulla e produce molto). Il fatto è che la nostra vita ormai si svolge quasi esclusivamente in redazione e Adhoc-crazia - come ben sanno i nostri lettori - è dominata da un potere tanto dispotico quanto avaro: quello del direttore.
Quello che più ci brucia non è anticipare le spese e non venire retribuiti. Ci siamo ormai abituati. Non ci rassegniamo però a non essere più invitati a cena dal nostro despota che, fra le altre fortune, ha quella di una consorte abilissima e bravissima anche fra i fornelli.
Inutilmente avevamo sperato che il clima natalizio favorisse qualche invito, fosse pure per gustare polenta semplicemente all’aglio invece che pasticciata (ricetta troppo ricca!). Il segreto di questi due ottimi piatti sarebbe la farina di granturco che deve essere rigorosamente di Bergamo. Se non ce ne fosse più (può capitare), la signora talvolta ripiega su un altro suo capolavoro, le patate al parmigiano, quello però acquistato a Milano e gelosamente amministrato. Si tratta praticamente di pommes de terre lessati, affettati e messi al forno (220°) fino ad imbiondimento dopo averli, si intende, cosparsi con quell’ottimo formaggio.
Figuratevi che, per facilitare la cosa, ci eravamo profusi in lodi e complimenti tanto all’Inter che a Ranieri. Nelle ultime cinque giornate nessuno meglio dei nerazzurri. La squadra è stata ricostruita da un allenatore esperto e specialista in rimonte. Dodici punti di fila con solo due gol subiti. Sono cifre che non si discutono. E poi se da una parte c’è Forlan pronto a rientrare, dall’altra c’è Juan in arrivo dal Porto Alegre per rinforzare un pacchetto difensivo già quasi perfetto…. E via dicendo.
Una galletta di Castellammare difficile da spugnare. Noi comunque non demordiamo e confidiamo almeno nel pranzo di Capodanno, in contemporanea a quello che attende i giocatori del Napoli in un noto ristorante del Vomero. Per gli allievi di Mazzarri non è opportuna la serata di gala, perché poi mercoledì, appena due giorni dopo, dovranno affrontare il Genoa al San Paolo nel recupero della prima giornata del campionato. Noi, per quella sera, abbiamo già ricevuto un invito a cena da parte del redattore capo, alias l’Onesto Yago, un uomo e un collega al quale dobbiamo molto, non ultime le sue lezioni di vita. Una volta gli abbiamo chiesto il segreto della sua straordinaria popolarità e lui ci ha detto: “Sono le bugie con le gambe lunghe”. “Come?”, ci siamo meravigliati, “Esistono anche bugie con le gambe lunghe? E quali sarebbero?”, “Facile. Quelle alle quali la gente continua a credere per tutta la vita, perché le piacciono. Prova a dire ad un’oca che ti ha colpito la sua intelligenza oppure ad un caino che ti sei accorto che ha un cuore buono. Ti crederanno, perché tu sì, che li hai capiti. Avrai così molti inviti a cena, e non solo… A proposito, la sera della vigilia vieni a casa mia. Ci saranno quelle fritture in olio di oliva che ti piacciono tanto, capitone e coniglio compresi”.
La precisazione ci voleva, perché l’ultima volta dal direttore ci sembrava che coniglio e capitone non ci avessero guadagnato molto a essere fritti nel burro. L’Onesto, al quale avevamo confidato le nostre perplessità, aveva avanzato il sospetto che quella fosse una ricetta studiata apposta per far sì che non stessimo sempre lì a far la faccia del cane che aspetta l’osso.
“Mi pare di aver capito”, aggiunse, “Che quel tipo di cucina ti faccia particolarmente male.”
“E’ vero”, abbiamo replicato, “Per ora però non c’è ragione perchè tu nutra simili timori per la nostra salute”.
Se non ci vergogniamo a pietire come Lazzaro sotto la tavola del ricco Epulone? E’ proprio vero che l’uomo sazio non crede a quello digiuno. La nostra mancanza di liquidità ha smesso di essere temporanea da un bel pezzo e non abbiamo vergogna a dire che l’esagerata parsimonia del nostro principale ci ha messo in condizione di non poter far la spesa di Natale. Nostro cugino omonimo, il poeta, arde di sacro sdegno per questa situazione e ha fatto pervenire al colpevole questi pochi, ma sentiti, versi: “Esempio di cattivo debitore, / tu non dovevi fare il Direttore, / ma ottenere piuttosto / di ministro un bel posto / nel Governo Monti risanatore”. Vedete dove può giungere la perfidia: sotto l’accusa di avaro insinuare quella di ladro! Talvolta però la lingua delle mogli è più velenosa di quella di un poeta affamato. Per esempio, state a sentire questa. Giocavamo agli anagrammi e noi abbiamo domandato all’ottima cuoca che purtroppo così raramente ci è dato apprezzare: “Dicci l’anagramma di Mario Monti”. “Matrimonio”, ha risposto lei immediatamente.
Forse, bisogna dirlo, il direttore un po’ ladro lo è anche lui. Ma solo di scudetti però! Come Moratti, che non vuole proprio rinunciare a quello del 2006. Noi siamo d’accordo con Galliani, che ha così commentato l’esito dell’incontro (il cosiddetto tavolo della pace) voluto dal presidente del Coni Petrucci: “Non è successo nulla. E per quello che potrà accadere in futuro, non faccio l’indovino. Ognuno farà i suoi ricorsi. Ci sono punti di vista molto differenti, la storia di Calciopoli verrà scritta e riscritta per molto tempo”. In conclusione, Berlusconi avrà avuto mille difetti, ma in quanto a sapersi circondare di ottimi collaboratori (e bellissime donne) non ha trovato rivali nel nostro paese. Beati loro, tutti pagati profumatamente, ma crediamo che ne valesse la pena!
Ieri abbiamo visto il direttore arrivare in redazione tutto sorridente con in testa un bellissimo cappello di cachemire quattro fili dall’aspetto molto costoso. Ci siamo complimentati e lui ci ha risposto ghignando che non avremmo mai potuto immaginare in che maniera avesse avuto il suo nuovo copricapo.
“Direttò, l’avete preso in prestito?”
“No davvero”.
”L’avete trovato per strada?”
“Chi è che perde una simile sciccheria in mezzo alla via?”
“Ve l’hanno regalato?”
“Una simile generosità per me non esiste”.
“Forse…, l’avete rubato?”
“Allora è vero che vivo in un ambiente di calunniatori!”
“E come avete dunque fatto a diventarne proprietario?”
“L’ho pagato”, è stata la lapidaria risposta.
E noi poveretti, come potevamo mai indovinare una cosa del genere?
Alla nostra domanda il direttore ha sorriso benevolmente e ci ha definiti “orfani del pensiero”. In effetti, non chiamandoci idioti, ci ha adulati. E noi siamo contenti lo stesso!

0 commenti: